Lo psicologo: chi, quando, dove e (soprattutto) perché?

Ho ritrovato qualche giorno fa questa simpatica vignetta di Zerocalcare. La trovo affettuosamente irriverente, come spesso è Zerocalcare nelle sue strisce, ma per nulla fastidiosa perché penso che ogni professionista debba mantenere un pensiero critico e autoironico circa la propria professione. Inoltre c’è un chiaro nucleo di verità in questo fumetto. La verità sta dietro alla frase “Si badi bene che nutro una sorta di rispetto misto diffidenza verso gli psicologi, in quanto li ascrivo alla famiglia dei telepati, sebbene di grado inferiore“.

Dal dizionario della lingua italiana: “Diffidenza: sentimento di sfiducia e sospetto verso gli altri.”

Che lo psicologo sia visto come una figura di cui avere sospetto è ancora una verità condivisa nella percezione generale. La percezione sociale dello psicologo è quella di una persona, di cui si conosce poco il tipo di formazione professionale, che si occupa di disagio mentale, in modo diverso, anche se non si sa come, dallo psichiatra. Che non è medico, ma che tratta comunque di malattia. Che lavora con “chi ha dei problemi”, che ha abilità particolari di scrutare l’animo umano, che legge nel pensiero. Che non è filosofo, non è sacerdote, non è insegnante; eppure ha qualcosa di ognuna di queste figure. Insomma, non si sa bene chi sia e da ciò ne deriva, appunto, diffidenza.

Nonostante sia passato più di un quarto di secolo da quando la professione di psicologo è stata definita e istituita (precisamente dalla Legge 86/1989), rimane un alone di sospetto e oscurità circa questa figura.

Ho sempre pensato che lo psicologo è il professionista non della malattia ma, al contrario, della salute. Lo psicologo, o forse lo psicologo che a me piace essere, si occupa della salute delle persone, delle relazioni, dei sistemi, non solo del malessere.

Ho sempre pensato quindi che il benessere psicologico delle persone sia uno dei valori più importanti ma, al tempo stesso, uno dei più trascurati.

Tanti stereotipi (ad esempio “dallo psicologo ci andrai te, io non sono mica matto”), tanti luoghi comuni (“chi fa per sé, fa per tre”), tanti retaggi culturali sul concetto di salute (“sarà solo un periodo, passerà…”, “ma tanto cosa ci posso fare?”) incidono sulla percezione che le persone hanno della propria salute mentale e, soprattutto, su come e quando intervenire per migliorarla. A questo si aggiunge una certa disinformazione su chi è realmente lo psicologo e di cosa si occupa, incrementando una percezione erronea dello psicologo come salvatore, oppure stregone, oppure giudice, oppure ultima spiaggia.
Lo psicologo è prima di tutto il professionista della salute.
Ogni intervento psicologico vuole essere un’azione volta a costruire benessere, un invito alla conoscenza e quindi alla cura di sé, un accompagnamento verso l’autorealizzazione e la salute globale della persona.
Veniamo quindi alle domande racchiuse nel testo di questo articolo:
12119062_505432549632638_6026829605697167995_nChi è lo psicologo?
Lo psicologo è una professione sanitaria istituita dalla Legge n° 56 del 1989 che “comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alle persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. (Art. 1)”. Lo psicologo, in possesso di laurea specialistica e abilitazione alla professione previa superamento di un Esame di Stato, è il professionista della salute e del benessere mentale, affettivo e relazionale. Si occupa di ascolto, orientamento, sostegno all’individuo, alla coppia e al gruppo nelle diverse fasi della vita. Per rispondere anche alla comunità dei “parla come mangi”: no, lo psicologo non si occupa solo di “curare i matti”. Lo psicologo entra in contatto con il disagio semplicemente perché il dolore e la sofferenza sono componenti essenziali dell’esistenza umana, vuoi perché la vita in certi momenti può essere difficile, vuoi perché ci succede qualcosa di molto brutto e improvviso, vuoi perché è inevitabile affrontare prima o poi un certo grado di malessere. Lo psicologo è il professionista che può aiutare le persone ad affrontare e superare questi momenti difficili non perché ha ricette magiche o soluzioni universali, bensì perché possiede gli strumenti professionali per aiutare le persone a trovare dentro di sé le risorse per fare fronte alle sfide della vita, siano esse normali o straordinarie.
Quando consultare lo psicologo?
Una cosa che dico sempre a chi mi fa questa domanda è questa: se aspetti di vedere il dentista quando hai un dolore ai denti tale da non farti dormire la notte, forse hai aspettato troppo. Lo psicologo si può consultare in qualsiasi momento della propria vita, quando si ritiene utile o necessario il confronto con un professionista circa diverse aree importanti della propria vita: salute, relazioni, affetti, famiglia, lavoro, coppia, percorso personale. Questo anche se non c’è un malessere marcato o un sintomo eclatante. Per proseguire la (infelice) metafora odontoiatrica: si può andare dal dentista per un controllo o una semplice pulizia dei denti, senza avere per forza dolore ma solo per fare qualcosa di buono e utile per sé.
Perché consultare lo psicologo?
Perché, semplicemente, a volte da soli è troppo difficile affrontare un momento di difficoltà, un evento critico, un cambiamento di vita, un dubbio esistenziale. Perché, molto spesso, le emozioni che proviamo in diversi momenti e contesti della nostra vita sono tante, troppe, e generano in noi frustrazione e sofferenza. Perché, e questa è la risposta che a me personalmente piace di più, è un’occasione preziosa di lavorare su di sé, sui propri limiti e sulle proprie potenzialità, scoprendo (o riscoprendo) il valore di essere un individuo unico, dotato di competenze, risorse, capacità e potenzialità.

Concludo con una citazione di Epicuro, che è il mio motto personale e che riassume il valore che sta dietro alla mia professione:

“Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro”.

P.s.: qui e qui è possibile due articoli di colleghi in merito alla figura professionale dello psicologo e ai tanti luoghi comuni su di essa.

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