Psicologia clinica perinatale: tra intervento e prevenzione.

Quasi tutto il mio lavoro riguarda la prevenzione. Quel momento, quel periodo, più o meno ampio di tempo in cui si può attivare una serie di azioni in grado di intercettare segnali di malessere oppure in cui si può agire per rafforzare ciò che già c’è e che già funziona; oppure, come più frequentemente accade, quando entrambe queste condizioni si manifestano insieme.

Quasi sempre infatti, chi incontro nel mio percorso lavorativo mi racconta oppure manifesta una o più aree di disagio, ma anche altrettante risorse e competenze, magari sconosciute ma comunque presenti e che necessitano di “essere viste” e sostenute.

Quando é il momento migliore per prevenire? C’è una finestra di tempo più aperta di altre all’azione di interventi precoci?

Un recente e corposo numero di studi (cito ad esempio per conoscenza questa fonte bibliografica a puro titolo esemplificativo) sostiene che prima si interviene, meglio é. Sin dai primi mesi, o addirittura dai primi giorni di vita, é infatti possibile osservare dinamiche e schemi di interazione tra madre e bambino (ma anche nella triade genitori-bambino), cogliendone caratteristiche, significati affettivi, routine, ruoli, modalità comunicative. Grazie a questa osservazione é quindi possibile accompagnare la diade (e la triade) in una delle fasi più straordinarie e definitive della vita di una persona: l’attesa e l’arrivo di una nuova vita, la ridefinizione totale del proprio ruolo adulto, la transizione da coppia coniugale a coppia genitoriale. In realtà, le ultime ricerche nel campo della psicologia e della neuropsicologia dell’età evolutiva, sostengono che l’intervento efficace può essere ancora più precoce e quindi ancora più incisivo nella fase antecedente la nascita, e quindi durante la gravidanza o, addirittura, durante la fase, più o meno lunga e anche più o meno dolorosa, di ricerca di una gravidanza e di preparazione mentale al ruolo di genitore.

La vera prevenzione dunque può agire già dal ventre materno. Quella culla calda e accogliente in cui una singola cellula diventa in 40 settimane un individuo, una persona, un bambino. Quel contenitore di gioie, speranze, amore ma anche di ansie, angosce e dubbi.

Ho deciso di perfezionare la mia attivitá di psicologa nell’ambito della perinatalitá per poter sostenere al meglio genitori (e futuri genitori) in questo emozionante, ma spesso difficile, viaggio verso la loro nuova vita con un cucciolo. Penso che il mio ruolo di psicologa possa essere quello di “prendersi cura di chi si prende cura”. Lo psicologo clinico perinatale si occupa infatti di:

  • sostegno alla donna (e alla coppia) durante la gravidanza, il puerperio e i primi mesi di vita al fine di implementare le competenze di accudimento, di cura e di educazione;
  • ascolto e sostegno psicologico nel caso di gravidanze o epoca post-partum difficili o patologiche;
  • intervento precoce in caso di disturbi affettivi del periodo perinatale (depressione post-partum, sintomi ansiosi, baby-blues…) della madre ma anche del padre;
  • favorire l’instaurarsi di relazioni calde, affettuose e sicure tra genitori e bambini, prevenendo così problemi legati al l’attaccamento e allo sviluppo affettivo dei bambini;
  • sostegno in casi di lutto perinatale
  • accompagnamento psicologico alla coppia nella preparazione alla genitorialitá (anche in caso di difficoltà o patologie della riproduzione, di procreazione medicalmente assistita o di percorso di affido o adozione)

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Non ho problemi ad ammettere che diventare madre ha favorito fortemente in me il desiderio di formarmi in maniera specifica in questo ambito. La vita che arriva e che sbaraglia completamente ciò che sei e che sei stato é un evento di tale portata dal punto di vista psicologico da meritare un’attenzione e un sostegno specifico, preparato e delicato. Penso altresì che essere madre, oltre che psicologa, aggiunga una coloritura personale e una sfumatura di empatia alla componente tecnica e specialistica.

“Il lavoro con genitori e bambini richiede che le nozioni siano accompagnate da emozioni. Altrimenti il lavoro non funziona.” (Lezione di apertura del Prof. Imbasciati del Corso di Perfezionamento in Psicologia Clinica Perinatale)

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