Un viaggio emozionante, alla scoperta di sé stessi

Oserò un azzardo. Voglio provare a tradurre in parole una riflessione che ho fatto qualche settimana fa, ritrovando per caso la scena video che allego fra poche righe. E’ un azzardo, ma voglio concedermelo comunque.

La scena è tratta dal film d’animazione Disney “Il Re Leone” (1994), famosissimo e impresso nei cuori e nell’immaginario per la toccante colonna sonora, lo struggente percorso di crescita del protagonista e le marcate sfumature amletiche.

Per chi di voi non avesse visto “Il Re Leone” (avete meno di 2 anni oppure avete vissuto gli ultimi 22 anni in isolamento nella giungla del Borneo; non mi vengono in mente altre possibili motivazioni per non aver visto “Il Re Leone”) qui una breve sintesi della storia narrata.

La scena che ha scatenato una serata di folli analisi, riflessioni e voli pindarici da parte mia è la seguente: Simba, ormai leone adulto e forte, ma tormentato dal proprio passato con cui non riesce a fare pace, incontra Rafiki, saggio mandrillo, guida spirituale e un tempo consigliere di suo padre.

La scena rappresenterebbe, a mio avviso, in maniera chiara, emozionante e simbolica cosa accade davvero durante un percorso di sostegno psicologico.

giphy

Ok, lo avevo anticipato che era un azzardo. Ma proviamo ad andare per ordine. Di seguito ecco la scena intera; proviamo a guardarla tutta per poi analizzarne qualche passaggio essenziale:

  1. Simba è tormentato, solo, confuso; forse si trova nel momento peggiore della sua vita, una sorta di blocco, per cui non si può tornare indietro ma non si sa bene nemmeno come andare avanti. Poi, da lontano, una voce che canticchia si intromette tra i suoi pensieri. E’ una vocina irritante, fastidiosa, forse un po’ intrusiva e infatti Simba cerca di allontanarsi; si specchia in una pozzanghera d’acqua ma, anche qui, viene interrotto da Rafiki, il quale ha già visto qualcosa di più (e di meglio) oltre alla sua irriverente criniera. A volte, il primo incontro con uno psicologo avviene proprio così. In un momento molto buio della propria vita, in un momento di stallo oppure di dubbio esistenziale, entra nel quadro questa figura, un professionista eppure un essere umano, che con un atteggiamento incalzante, forse un po’ antipatico, irrompe nella tua vita. La prima reazione spesso è proprio quella di Simba: allontanarsi da questo distress con la tentazione di tornare al proprio buio, al proprio stallo, ai propri dubbi. Dopo tutto, anche i problemi sanno essere molto rassicuranti.simba 1
  2. Simba cerca nuovamente di allontanarsi dalla scimmietta antipatica ma questa non lo abbandona. “Si può sapere chi sei?” le chiede arrabbiato e lei risponde. “La vera domanda è: chi sei tu!”. A questa, Simba reagisce spiazzato; non sa come né perché ma la scimmia antipatica si è avvicinata pericolosamente al centro del suo bersaglio: lo smarrimento di chi non sa chi è e cosa potrà diventare nella vita. Ne segue uno scambio rapido in cui Rafiki incalza Simba, che sempre più infastidito vorrebbe liberarsi di lui, eppure al tempo stesso sente anche una certa inspiegabile curiosità. Simba si protegge dalla domanda fastidiosa sulla sua identità, perché il quesito lo fa soffrire, e rimanda la provocazione al mittente “Ah, ed immagino che lo sappia tu!” Ed è qui che Rafiki lancia, diretto e preciso come un cecchino, la battuta che da la svolta al dialogo: “Ma certo, sei il figlio di Mufasa!”. Spesso nel percorso con lo psicologo capita la stessa cosa: una prima fase di conoscenza, in cui ancora ci si studia, si rimane con le difese alte, giustamente insospettiti dall’altro ma comunque alla ricerca della costruzione di una fiducia. Poi, uno dei due, magari per caso (oppure in maniera assolutamente meditata, come nel caso di Rafiki), apre uno spiraglio nel muro e si entra in un’altra fase, ancora più intricata ma sicuramente un po’ più onesta.simba 2
  3. Simba infatti, dopo la rivelazione di Rafiki sulla sua identità, è assolutamente incuriosito e agganciato. E’ come se dicesse a se stesso: “come fa questa scimmia odiosa a sapere chi sono?”. Vuole saperne di più quindi per la prima volta è lui a rincorrere Rafiki e chiedere altre spiegazioni. Rafiki pare seduto a pensare ad altro ma in realtà aspettava questa mossa di Simba e ne è felice. Per la prima volta Simba si è mosso spontaneamente dal suo immobilismo. Quando accade questo in terapia si tratta di una svolta eccezionale. Il paziente non sa ancora dove vuole andare ma si muove, si alza dalla seduta stretta ma comoda del suo stallo esistenziale e va alla ricerca di qualcosa. Il terapeuta non aspetta altro dal suo paziente: un’ onda positiva che si muove nella direzione della salute. E infatti Rafiki cavalca l’onda chiedendo con entusiasmo a Simba di seguirlo in un posto in cui insieme potranno vedere delle cose che, per il momento, Simba nemmeno si immagina: “Segui il vecchio Rafiki, lui conosce la via!”. Simba è ancora dubbioso, ma la fiducia ora c’è, entrambi la sentono, fragile ma ricca di linfa vitale come un germoglio appena nato.simba 3
  4. Come Simba, anche il paziente si addentra insieme al terapeuta nella foresta oscura. Come Rafiki, il terapeuta si muove in questo luogo impervio forse con qualche paura ma con il desiderio di scoprire cosa c’è dopo. Il viaggio è impervio: Simba non vede bene dove sta andando, chiede a Rafiki di rallentare, cade, si rialza, sicuramente avrà pensato “ma chi me lo ha fatto fare?”. Eppure non si ferma. Le fasi centrali del percorso di sostegno psicologico sono così: un luogo oscuro, accidentato, con il terreno che frana, il cielo coperto, il rischio di cadere. Si entra in contatto con il buio, si smette di evitarlo e ci passa attraverso: può essere un ricordo traumatico, un tema spinoso, un’emozione disturbante, una relazione invischiante. Ognuno di noi ha la propria foresta oscura da attraversare. Come Rafiki, il terapeuta lancia un messaggio rassicurante al paziente: questo viaggio non sarà piacevole ma alla fine scopriremo insieme qualcosa per cui ne sarà valsa la pena.
  5. “Tutto qui?” sembra pensare Simba. “E’ solo la mia immagine” dice deluso a Rafiki mentre si specchia. Ma Rafiki non demorde e, in maniera incoraggiante, invita Simba a guardare meglio. Questo è il momento più emozionante del percorso di sostegno psicologico: il paziente e il terapeuta sono finalmente in una relazione di fiducia e grazie a questa alleanza il paziente può finalmente vedere meglio. Che cosa? Forse una parte di sé, forse una strada nuova, forse una possibilità, forse un’intuizione. Se non si fosse passati attraverso la foresta oscura questa consapevolezza non sarebbe mai arrivata. Simba ha una visione del padre che lo mette a contatto profondo con le sue paure ma anche con la parte più autentica della sua identità. Attenzione, in terapia non ci sono visioni. Il terapeuta non è uno sciamano, non è uno stregone che fa vedere cose magiche al suo paziente. Il terapeuta non è un illusionista, al terapeuta interessa la verità del paziente non vacue illusioni o voli pindarici in altri mondi. Il terapeuta è un facilitatore, accompagna in un viaggio che fatto da soli sarebbe stato troppo rischioso o doloroso. E’ come una levatrice, porta alla luce qualcosa che era già dentro al paziente. E’ come una mano che toglie un velo di patina oscura e consente al paziente di vedere in maniera più chiara chi è davvero.simba 4
  6. L’ultimo dialogo è il più emozionante. Finalmente Simba e Rafiki possono rielaborare ciò che hanno esplorato, visto, toccato, vissuto. Simba non è più il leone spaventato e infastidito dell’inizio, Rafiki non è più una voce fastidiosa e incalzante. Entrambi sono cambiati. Perché sì, sono le relazioni a cambiare le persone e quella con lo psicologo è una delle tante relazioni che si hanno nella propria vita, forse una delle più intense e costruttive. Simba è cambiato, sembra più riflessivo, più sicuro eppure ancora una volta è tentato di tornare al vecchio schema: la fuga. Rafiki non si lascia allora scappare un ultimo colpo da maestro (e da cecchino!) colpendo Simba sulla testa:
"Ahi, che male! Perché mi hai colpito?"

"Non ha importanza! Ormai è passato!"

"Sì ma continua a fare male!"

"Oh sì, il passato può fare male. Ma a mio modo di vedere dal passato puoi scappare oppure imparare qualcosa.

Questa volta Simba prevede la mossa di Rafiki, si sposta ed evita il colpo. Ha imparato qualcosa di profondo e per la prima volta si mostra padrone di ciò che ha intuito. Ruba scherzosamente il bastone di Rafiki e corre via. E’ mosso da una nuova onda, ancora più forte della prima, quello che lo ha portato alle porte della foresta oscura. Questa volta è un’energia buona, positiva, salutare a cui non riesce a sottrarsi. “Dove stai andando?” chiede Rafiki e lui risponde “Sto tornando a casa!”simba 5Rafiki reagisce con una gioia incontenibile. Simba è pronto, non c’è motivo per trattenerlo. Quando accade questo, in un percorso di sostegno psicologico, penso che sia per il terapeuta il momento più emozionante. Il momento in cui ci si può dire: “abbiamo fatto insieme un pezzo di strada, adesso vai liberamente dove hai deciso di andare”. Quel leone impaurito e smarrito nel prato all’inizio della scena è ora un leone che corre nella direzione giusta, non perché lo ha detto Rafiki, ma perché lui lo ha deciso per sé stesso. E’ stato un bel viaggio, ma mai bello come quello che sta per iniziare ora.

 

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