Per una legittimazione di tutte le adolescenze.

Non sopporto l’arroganza snob di alcuni miei coetanei nei confronti degli adolescenti di oggi.

Per chiarirci, io ho 30 anni e i “coetanei” di cui parlo ne hanno tra i 28 e i 36, circa. Nati nei ruggenti anni 80, quando si stava bene, divenuti bambini negli anni 90, quando c’era “Willy il Principe di Bel Air”, e adolescenti negli anni 2000, quando ci hanno raccontato che col nuovo millennio avremmo potuto conquistare il mondo. Adesso siamo adulti, o, quantomeno, dovremmo esserlo.

Succede però una cosa strana; appunto perché “adulti”, molti di noi fanno l’errore fatale, e a mio avviso snob e arrogante, che tanto odiavamo quando eravamo adolescenti. Giudicano la generazione precedente come superficiale, inconcludente, vuota, senza valori, senza speranza. Alcuni sono già genitori, o lo stanno diventando o progettano di diventarlo, ma cadono comunque nell’errore. Il tutto condendo le parole con una faccia nauseata, con la bocca storta e lo sguardo del tipo “Cosa vuoi saperne, hai solo 15 anni!”.

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